CENTRO DI MEDICINA INTEGRATA

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ORIENTAMENTO PROFESSIONALE ALL’APPROCCIO PSICOTERAPEUTICO

Benchè l’esperienza professionale mi abbia consentito di approfondire la conoscenza di diversi modelli teorici (approccio analitico, gestalt, analisi transazionale), il percorso formativo di mio principale riferimento è quello Cognitivo-Costruttivista. Cercherò di descrivere le peculiarità di questo modello al fine di orientare il lettore ad una scelta consapevole delle metodologie di lavoro che da esso derivano. 

ASSUNTI TEORICO-METODOLOGICI ED IMPLICAZIONI

  1. L’impianto teorico del Costruttivismo implica innanzitutto una discontinuità nella prospettiva in cui si inquadra il paziente. Esso, da inesperto per quanto i processi psichici che lo interessano (versione tipica del cognitivismo e del comportamentismo) assurge al ruolo di protagonista, depositario della conoscenza che è contenuta dentro di sé e che diventa più accessibile con l’aiuto del terapeuta.

In tale approccio il paziente è chiamato ad analizzare il proprio modo di organizzare la conoscenza di sé nel mondo, confrontando, tale organizzazione, con la propria percezione della realtà, in coerenza con la storia di vita e le esperienze vissute.

  1. Il concetto di “coerenza interna” diventa quindi uno dei principali oggetti di comprensione a cui il terapeuta ed il paziente collaborano costantemente. Tale criterio di coerenza si basa su criteri squisitamente soggettivi, attraverso la ricerca di un punto di incontro tra processi cognitivi ed emotivi (uso tale discriminazione per comodità descrittiva benchè sul piano teorico del costruttivismo risulti impropria, in quanto il costrutto personale contiene entrambi gli aspetti indissolubilmente).
  2. Tale ricerca avviene attraverso un fondamentale contributo teorico - teoria dell’Attaccamento di Bowlby, che evidenzia l’importanza delle esperienze infantili con le figure primarie come variabile cruciale per la comprensione e la spiegazione degli stili di organizzazione del sé, di scompenso (che certamente possono manifestarsi o meno dopo lunga incubazione a seguito di eventi perturbativi) o di disagio vissuto dalla persona. Ciò consente anche al terapeuta di riconoscere le esigenze della persona sul piano della relazione, adottando le modalità più appropriate in senso terapeutico. Su un piano pratico tale lavoro richiede una metodologia ben strutturata nei primi tre incontri successivi al colloquio di prima accoglienza. In tale contesto il terapeuta definisce una ipotesi sul funzionamento complessivo del “sistema paziente”, analizzando in particolare:
    1. Storia di vita
    2. Figure di attaccamento
    3. Individuazione del pattern di attaccamento
    4. Schemi prevalenti
    5. Marcatori linguistici
    6. Meccanismi di scompenso e di compenso
    7. Sintesi funzionale e progetto terapeutico

Tale lavoro di analisi non prevede alcuna restituzione diretta in termini diagnostici o valutativi; la principale finalità consiste nello strutturare un metodo di lavoro strutturato per l’approccio terapeutico, anche se in questa fase, la persona, ripercorrendo la propria storia, inizia già implicitamente un significativo lavoro di confronto con la organizzazione del sé.

  1. Coerentemente alla “Teoria del campo” (K. Lewin), il terapeuta diventa parte attiva del processo di cambiamento; egli si impegna a comprendere il modo in cui viene “costruito” dal paziente ma sa di essere, al tempo stesso, anch’egli implicato in un processo mediato dalle costruzioni proprie. Tale prospettiva rappresenta un fondamentale riferimento teorico e metodologico. Il cambiamento diventa quindi frutto di una ricerca condivisa delle modalità attraverso le quali il paziente è arrivato a costruire il proprio sistema di significati, rielaborando la conoscenza che egli ha di sé e del suo modo di relazionarsi col mondo esterno. Progressivamente ciò consente al soggetto di individuare i meccanismi implicati nella propria sofferenza, affrontando problemi e difficoltà con gli strumenti emotivi e di consapevolezza necessari ad un cambiamento strutturale del proprio sistema di funzionamento.
  2. In tale senso anche le manifestazioni di carattere clinico-sintomatologico assumono rilievo, non in quanto fenomeni da estirpare o soffocare ma come espressioni significative di una sofferenza emotiva che esprime carattere di funzionalità attiva, adattiva, almeno nel contesto delle relazioni di attaccamento vissute.
  3. Se nel comportamentismo e nel cognitivismo lo scopo del terapeuta è quello di correggere presunte distorsioni del pensiero (aspetto che sul piano epistemologico implica l’esistenza di “un” “pensiero corretto”), nella terapia cognitiva ad indirizzo costruttivista il compito del terapeuta diventa quello di comprendere, con gli occhi dell’altro (nel senso di G. Chiari), quali apparenti incongruenze e disfunzionalità si manifestino, quali finalità utili ai bisogni della persona non risultino soddisfatti, tenendo conto non del proprio bagaglio di esperienza o del proprio sapere scientifico ma del parametro di coerenza interna del paziente stesso, cui vanno ricondotti i suoi peculiari costrutti personali. Questo aspetto rappresenta un elemento assolutamente distintivo e radicale nell’orientare l’approccio di un terapeuta costruttivista. Il sapere scientifico, di cui è depositario il terapeuta non sostituisce quello del paziente ma è funzionale a consentirgli di svilupparne la comprensione.
  4. Secondo G. Kelly (1955) ogni individuo costruisce la propria visione della realtà sulla base delle esperienze precedentemente vissute; dal modo in cui la persona interpreta la realtà (poiché la realtà viene sempre interpretata, anzi, costruita), dipende anche il modo personale di prevederla, anticipando l’esito delle proprie azioni. Ogni situazione viene quindi costruita seguendo dei personali schemi di conoscenza (i costrutti personali appunto) interagendo e modificandosi (relativamente ed in modi molto complessi) continuamente con l’ambiente (certamente ogni “sistema” personale è permeabile al massimo cambiamento nei primi stadi di vita e tende progressivamente ad impermeabilizzarsi in età adulta) e con le diverse parti del sistema stesso. Tali dinamiche o transizioni costituiscono gli elementi alla base delle nostre scelte comportamentali, rappresentando al tempo stesso, dei vincoli e delle possibilità al divenire dell’individuo ed al suo stile relazionale.
  5. Questa teoria afferma quindi l’importanza della permeabilità del proprio sistema di funzionamento al particolare stile relazionale della figura di attaccamento, al quale la persona si subordina per garantirsi la sopravvivenza (quello dell’attaccamento viene quindi considerato sistema motivazionale sovraordinato a tutti gli altri). Anche l’esperienza della sofferenza ed il rapporto che si instaura con essa risulta quindi correlabile al rapporto che la persona ha sviluppato in passato con figure affettivamente significative, secondo modelli di funzionamento che innescano scelte perlopiù inconsapevoli ma altamente caratterizzanti l’identità di ogni persona.
  6. La natura dei meccanismi di organizzazione interna della conoscenza, in quanto assunti di base nella costruzione nella costruzione della realtà, è scarsamente accessibile alla coscienza dell’individuo. La natura di un costrutto e la struttura profonda che ne stimolano genesi e organizzazione, è infatti espressione di un complesso di fattori (percezioni, pensieri, emozioni, significati) che sfuggono alla consapevolezza e alla memoria di un adulto, avendo sviluppato tali automatismi in età infantile. L’invalidazione reiterata di tali automatismi , quando coinvolge aspetti profondi, è alla base della richiesta di psicoterapia.

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